I reati ambientali e la loro disciplina in Italia stanno attraversando una fase di profonda trasformazione. Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato in via definitiva il decreto legislativo che recepisce la Direttiva UE 2024/1203, introducendo nuove fattispecie di reato, sanzioni più elevate e un rafforzamento della responsabilità aziendale ai sensi del DLgs. 231/2001.
Il nuovo quadro normativo sui crimini ambientali
Il decreto attua una tutela penale dell’ambiente molto più ampia rispetto al passato, includendo ora espressamente la protezione di habitat, ecosistemi, biodiversità, flora e fauna.
Tra le novità principali introdotte dalla riforma troviamo:
- Commercio di prodotti inquinanti: un nuovo delitto che colpisce l’immissione sul mercato di beni capaci di provocare un deterioramento misurabile di acqua, aria, suolo o biodiversità.
- Danno agli habitat: il reato di inquinamento ambientale viene modificato per includere il danno agli habitat, con aggravanti per aree vincolate o pericoli per la salute umana.
- Sostanze ozono lesive e gas serra: sono previste sanzioni severe, che arrivano fino alla reclusione di cinque anni, per la produzione e l’uso abusivo di sostanze che riducono lo strato di ozono o gas fluorurati.
- Estensione della condotta abusiva: rientrano nel penale anche le violazioni delle norme UE e le attività svolte con autorizzazioni ottenute tramite frode o minaccia.
L’impatto sul Modello 231 e le responsabilità per l’ente
La riforma incide pesantemente sul D.Lgs. 231/2001, ampliando il catalogo dei reati presupposto all’articolo 25-undecies. La responsabilità aziendale scatta quando il reato è commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente, portando a sanzioni pecuniarie molto più onerose.
Le aziende operanti in settori come la manifattura, la logistica, l’edilizia e il trattamento rifiuti devono ora verificare con urgenza la tenuta dei propri modelli organizzativi.
Checklist: come adeguare i controlli aziendali
Per gestire correttamente il rischio di reati ambientali, le imprese dovrebbero aggiornare subito i propri protocolli interni focalizzandosi su:
- Revisione del Modello 231: adeguamento ai nuovi reati e alle specifiche aggravanti.
- Deleghe di funzione: aggiornamento delle responsabilità interne su ambiente, sicurezza e acquisti.
- Controllo della filiera: verifica dei contratti con fornitori, trasportatori e smaltitori.
- Tracciabilità documentale: gestione rigorosa di autorizzazioni, certificazioni e registri.
- Formazione del personale: istruire i ruoli chiave sui processi ambientali e sulla circolazione dei prodotti.
Tempi di attuazione e strategia nazionale
Oltre alle sanzioni immediate, la riforma prevede l’istituzione di un Sistema di coordinamento nazionale presso la Procura generale della Corte di cassazione. Entro il 21 maggio 2027 sarà inoltre operativa la Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali, con aggiornamenti triennali basati sull’analisi dei rischi.
Le imprese sono chiamate a misurarsi sin da subito con questo sistema più severo, integrando la compliance ambientale nella prevenzione quotidiana dei reati aziendali.
Questo articolo ha scopo informativo. Si consiglia alle aziende di valutare con i propri consulenti legali e tecnici l’adeguamento specifico dei protocolli interni.